lunes 14 de diciembre de 2009
domingo 22 de noviembre de 2009
viernes 20 de noviembre de 2009
deutchland!!

Miles de estudiantes alemanes de 50 universidades protestan contra la reforma europea
Las movilizaciones arrancaron la semana pasada con encierros en distintos centros
EFE - Berlín - 17/11/2009
Miles de estudiantes de unas 50 universidades alemanas se manifestaron este martes contra la reforma europea de la educación superior (conocido como el proceso de Bolonia) y por la eliminación del cobro de matrículas. Los alumnos protestaron en las principales ciudades alemanas, entre ellas Múnich, Berlín, Friburgo y Colonia. En Berlín, según la policía, fueron alrededor de 5.000 lo manifestantes.
Las protestas comenzaron ya la semana pasada en una veintena de centros superiores, en los que los alumnos ocuparon simbólicamente algunas de sus aulas y otras dependencias, en unos actos en los que se estima que tomaron parte, en varias rondas, también unos 5.000 estudiantes. Las críticas de los universitarios en Alemania se enmarcan en la movilización general contra la reforma de los planes de estudio llevadas a cabo en otros países europeos.
En el caso alemán, al malestar del ámbito universitario contra el proceso de armonización de los estudios superiores se une el descontento por la imposición paulatina del cobro de matrículas universitarias y el deterioro de las condiciones de estudio. Los universitarios consideran que la reforma del sistema actual, por el que las titulaciones tradicionales serán reemplazadas por las de Bachelor (en España se han llamado grados y tienen una duración cuatro cursos) seguidos de máster, implicará la institucionalización de una educación clasista, puesto que sólo accederán a una titulación competitiva quienes se la puedan financiar o se endeuden. Con tambores y silbatos, los estudiantes se manifestaron con lemas como "Para los bancos están dispuestos, por la educación no hacen nada" o "Estamos aquí y hacemos ruido porque se nos roba la educación".
Se trata de unas protestas y unos argumentos muy parecidos a los que esgrimen los estudiantes anti-Bolonia , que el curso pasado lograron incomodar al Gobierno y a los responsables universitarios con sus protestas, que también incluyeron encierros y manifestaciones.
Pero a diferencias de las españolas, las protestas de los estudiantes en Alemania cuentan con el apoyo del gremio docente y de la Conferencia de Rectores de Universidad, que ha instado a los responsables de los "Länder" a garantizar los recursos y la financiación de ese proceso de unificación del espacio universitario europeo. Los gobiernos de los estados federados redactaron en octubre un catálogo de medidas de mejora para la reforma educativa que aún debe entrar en vigor, pero cuya fecha límite acordada por los 49 países europeos inmersos en el proceso es 2010.
Para el próximo 30 de noviembre, los estudiantes han convocado de nuevo manifestaciones en toda Alemania.
La presidenta de la comisión de Educación del Bundestag (Cámara baja del Parlamento alemán), la socialdemócrata Ulla Burchardt, tiene previsto reunirse este miércoles con los líderes estudiantiles para abordar la situación. La ministra de Ciencia y Educación, Annette Schavan, quien la semana pasada instó a sus homólogos regionales a acordar mejoras con la comunidad estudiantil para poner fin a las protestas, ratificó este martes el compromiso del gobierno de la canciller Angela Merkel en materia educativa. "El gobierno federal invertirá 12.000 millones de euros en los próximos cuatro años en Educación, buena parte de los cuales se destinarán a los estudios superiores", afirmó la ministra, en declaraciones a la radio pública Deutschlandfunk
20N ITALIA...
La Sapienza - 20 novembre: assemblea nazionale - Riprendere la parola, rilanciare il movimento
saperi
Appello per un'assemblea nazionale a Roma a "La Sapienza" venerdì 20 Novembre. Il Disegno di legge per la riforma dell'Università, da poco approvato in Consiglio dei ministri (28.10), ci impone di riprendere la parola. E' passato un anno, infatti, da quel movimento straordinario che ha congelato ogni ipotesi di riforma organica dell'università, invadendo le piazze di tutta Italia. Un movimento, quello dell'Onda, che ha saputo reinventare il conflitto in un Paese trafitto dalle destre e privo di opposizione. Un movimento che, partito nelle università, è dilagato nelle scuole e ha coinvolto anche noi, precari della ricerca, già protagonisti delle lotte contro il Ddl Moratti nell'autunno del 2005.
La forza dell'Onda ha in buona parte fermato l'iniziativa governativa (ricordiamo che al seguito dell'approvazione del Dl 137 sulla scuola - 29 ottobre del 2008, la Gelmini aveva promesso un decreto legge anche per l'università), ma non è riuscito ad ottenere l'annullamento dei tagli finanziari alla formazione, massicciamente introdotti dalla Legge 133 (8 miliardi di euro in meno per la scuola, 1.5 miliardi di euro per l'università). Oggi, nel pieno di un autunno sempre più carico di disoccupazione e di precarietà, indubbiamente ancora debole sul piano del conflitto, il governo ha ripreso l'offensiva.
Il Ddl colpisce a morte l'università pubblica, riorganizzandola a partire dall'insistenza dei tagli. Se la parte relativa alla governance prefigura università snelle (per numero di facoltà), prive di democrazia (riduzione e svuotamento delle competenze degli organi collegiali) e aziendalizzate (apertura ai privati del Consiglio di amministrazione), la seconda, quella che delega il governo al riordino del diritto allo studio secondo la retorica del merito, introduce il prestito d'onore per gli studenti, imponendo la formula del debito individuale in sostituzione ai diritti comuni.
Ma è la terza parte quella che ci riguarda di più. In primo luogo viene abolita la terza fascia di docenza, quella dei ricercatori a tempo indeterminato. Solo contratti a termine per chi fa ricerca; poi, dopo sei anni e un'abilitazione, tutti a sgomitare per i pochi posti da professore associato, in concorsi locali e notoriamente "meritocratici" ma in realtà profondamente opachi , i cui criteri restano sostanzialmente invariati rispetto a quelli attuali. In generale, questo DDL cambia tutto per non cambiare nulla. Per un verso nessuna delle proposte elaborate in questi anni dai precari viene assunta, e resta la giungla di contratti precari che caratterizzano l'università attuale (gli assegni di ricerca, le borse di studio, i contratti di docenza e altro), con la ratificazione dei contratti di docenza GRATUITI.
Per un altro verso si riduce lo spazio per la ricerca e si consolida la tendenza alla liceizzazione dell'università pubblica, in cui il compito prevalente delle figure "stabili" sarà la didattica. La riforma promette solo tagli e non è previsto alcun incremento di fondi: non si capisce quindi con quali soldi si potranno assumere i ricercatori a tempo determinato, il cui costo è superiore a quello degli attuali associati. Il tetto alla spesa per il personale confermato nel disegno di legge e i tagli pesantissimi della legge 133 che già oggi stanno producendo migliaia di licenziamenti non faranno che aggravarsi. Le campagne stampa che parlano di abolizione del precariato sono chiaramente demagogiche: questa riforma il precariato della ricerca lo moltiplica all'infinito.
E' chiaro dunque che se questo DDL venisse approvato dalle Camere si definirebbe un punto di non ritorno, meglio, la dismissione dell'università pubblica che abbiamo conosciuto fino ad adesso. Un'università, intendiamoci bene, che non ci siamo mai sognati di difendere e che abbiamo con forza e passione criticato, a partire dal nostro ruolo. Oggi è necessario, però, riprendere la critica dei tagli e del DDL che ne è diretta espressione.
Pretendere di finanziare questa riforma con i soldi dello scudo fiscale è insensato. Non si può vincolare l'università italiana alle trovate della finanza creativa del ministro dell'economia Tremonti. Resta il fatto che in Italia si spende meno dell'1% del PIL in ricerca, e questa riforma non prevede alcun incremento. Per questo riteniamo giunto il momento di riprendere parola, per confrontare analisi e proposte, ma anche e soprattutto per ridefinire una piattaforma e un'agenda di lotte condivise. Un'agenda che non si limiti ad assumere la partecipazione alle scadenze sindacali già in cantiere, ma che piuttosto faccia delle stesse occasioni per rilanciare un movimento e una campagna politica molto più ampia e a lungo termine, che riguardi l'università e la ricerca, ma che si leghi anche alle lotte degli studenti e della scuola e che cominci a immaginare e a pretendere un nuovo Welfare.
A partire da queste premesse e convinti che le nostre parole rispondano ad un'esigenza diffusa, convochiamo per venerdì 20 novembre, alle ore 10 presso Sapienza un'assemblea nazionale con il seguente odg:
1. Analisi del Ddl
2. Piattaforma delle rivendicazioni
3. Agenda delle mobilitazioni nazionali e territoriali
E' infine fondamentale coinvolgere nella partecipazione e nel dibattito gli studenti e i precari della scuola.
Laboratori Precari (Rete di dottorandi e ricercatori precari delle Università di Roma)
Coordinamento nazionale precari della ricerca - Cgil Flc
saperi
Appello per un'assemblea nazionale a Roma a "La Sapienza" venerdì 20 Novembre. Il Disegno di legge per la riforma dell'Università, da poco approvato in Consiglio dei ministri (28.10), ci impone di riprendere la parola. E' passato un anno, infatti, da quel movimento straordinario che ha congelato ogni ipotesi di riforma organica dell'università, invadendo le piazze di tutta Italia. Un movimento, quello dell'Onda, che ha saputo reinventare il conflitto in un Paese trafitto dalle destre e privo di opposizione. Un movimento che, partito nelle università, è dilagato nelle scuole e ha coinvolto anche noi, precari della ricerca, già protagonisti delle lotte contro il Ddl Moratti nell'autunno del 2005.
La forza dell'Onda ha in buona parte fermato l'iniziativa governativa (ricordiamo che al seguito dell'approvazione del Dl 137 sulla scuola - 29 ottobre del 2008, la Gelmini aveva promesso un decreto legge anche per l'università), ma non è riuscito ad ottenere l'annullamento dei tagli finanziari alla formazione, massicciamente introdotti dalla Legge 133 (8 miliardi di euro in meno per la scuola, 1.5 miliardi di euro per l'università). Oggi, nel pieno di un autunno sempre più carico di disoccupazione e di precarietà, indubbiamente ancora debole sul piano del conflitto, il governo ha ripreso l'offensiva.
Il Ddl colpisce a morte l'università pubblica, riorganizzandola a partire dall'insistenza dei tagli. Se la parte relativa alla governance prefigura università snelle (per numero di facoltà), prive di democrazia (riduzione e svuotamento delle competenze degli organi collegiali) e aziendalizzate (apertura ai privati del Consiglio di amministrazione), la seconda, quella che delega il governo al riordino del diritto allo studio secondo la retorica del merito, introduce il prestito d'onore per gli studenti, imponendo la formula del debito individuale in sostituzione ai diritti comuni.
Ma è la terza parte quella che ci riguarda di più. In primo luogo viene abolita la terza fascia di docenza, quella dei ricercatori a tempo indeterminato. Solo contratti a termine per chi fa ricerca; poi, dopo sei anni e un'abilitazione, tutti a sgomitare per i pochi posti da professore associato, in concorsi locali e notoriamente "meritocratici" ma in realtà profondamente opachi , i cui criteri restano sostanzialmente invariati rispetto a quelli attuali. In generale, questo DDL cambia tutto per non cambiare nulla. Per un verso nessuna delle proposte elaborate in questi anni dai precari viene assunta, e resta la giungla di contratti precari che caratterizzano l'università attuale (gli assegni di ricerca, le borse di studio, i contratti di docenza e altro), con la ratificazione dei contratti di docenza GRATUITI.
Per un altro verso si riduce lo spazio per la ricerca e si consolida la tendenza alla liceizzazione dell'università pubblica, in cui il compito prevalente delle figure "stabili" sarà la didattica. La riforma promette solo tagli e non è previsto alcun incremento di fondi: non si capisce quindi con quali soldi si potranno assumere i ricercatori a tempo determinato, il cui costo è superiore a quello degli attuali associati. Il tetto alla spesa per il personale confermato nel disegno di legge e i tagli pesantissimi della legge 133 che già oggi stanno producendo migliaia di licenziamenti non faranno che aggravarsi. Le campagne stampa che parlano di abolizione del precariato sono chiaramente demagogiche: questa riforma il precariato della ricerca lo moltiplica all'infinito.
E' chiaro dunque che se questo DDL venisse approvato dalle Camere si definirebbe un punto di non ritorno, meglio, la dismissione dell'università pubblica che abbiamo conosciuto fino ad adesso. Un'università, intendiamoci bene, che non ci siamo mai sognati di difendere e che abbiamo con forza e passione criticato, a partire dal nostro ruolo. Oggi è necessario, però, riprendere la critica dei tagli e del DDL che ne è diretta espressione.
Pretendere di finanziare questa riforma con i soldi dello scudo fiscale è insensato. Non si può vincolare l'università italiana alle trovate della finanza creativa del ministro dell'economia Tremonti. Resta il fatto che in Italia si spende meno dell'1% del PIL in ricerca, e questa riforma non prevede alcun incremento. Per questo riteniamo giunto il momento di riprendere parola, per confrontare analisi e proposte, ma anche e soprattutto per ridefinire una piattaforma e un'agenda di lotte condivise. Un'agenda che non si limiti ad assumere la partecipazione alle scadenze sindacali già in cantiere, ma che piuttosto faccia delle stesse occasioni per rilanciare un movimento e una campagna politica molto più ampia e a lungo termine, che riguardi l'università e la ricerca, ma che si leghi anche alle lotte degli studenti e della scuola e che cominci a immaginare e a pretendere un nuovo Welfare.
A partire da queste premesse e convinti che le nostre parole rispondano ad un'esigenza diffusa, convochiamo per venerdì 20 novembre, alle ore 10 presso Sapienza un'assemblea nazionale con il seguente odg:
1. Analisi del Ddl
2. Piattaforma delle rivendicazioni
3. Agenda delle mobilitazioni nazionali e territoriali
E' infine fondamentale coinvolgere nella partecipazione e nel dibattito gli studenti e i precari della scuola.
Laboratori Precari (Rete di dottorandi e ricercatori precari delle Università di Roma)
Coordinamento nazionale precari della ricerca - Cgil Flc
jueves 19 de noviembre de 2009
La Manifestació d'avuí i el Claustre de la UNIVERSITAT a Europa Press
Estudiantes se manifiestan en Valencia contra la "mercantilización" de la enseñanza
VALENCIA, 19 Nov. (EUROPA PRESS) -
Alrededor de mil estudiantes, según la organización, se manifestaron esta mañana por las calles de Valencia contra el Espacio Europeo de Educación Superior (EEES), conocido como 'proceso Bolonia', por considerar que se trata de una herramienta para "mercantilizar" la enseñanza y para "privatizarla" de forma "encubierta".
Así lo indicó, en declaraciones a Europa Press, el portavoz del Sindicat d'Estudiants dels Països Catalans, Adrià Martí, tras la celebración de la protesta, que comenzó sobre las 12.30 horas en la Facultad de Historia de la Universitat de València y finalizó en las puertas de la Delegación de Gobierno de la Comunitat Valenciana.
Para el portavoz de esta entidad, la protesta perseguía "demostrar que la lucha contra Bolonia continua", pese a que este año ya se han implantado los primeros títulos de grado en las universidades. Así, señaló que pretenden "mostrar a los estudiantes y a la calle" que las protestas "no han terminado".
Martí destacó que la asistencia fue "notable", aunque reconoció que ha habido "menos participación" que en las protestas del año pasado. Del mismo modo, apuntó que esta es la primera manifestación desde que comenzó el curso escolar, y señaló que todavía no saben si se organizarán nuevos actos de reivindicación.
Al finalizar la protesta, que tenía como lema 'Aturem la mercantilització, construim un altre ensenyament', los representantes del SEPC leyeron un manifiesto en el que critican que el nuevo sistema de educación "acorta las antiguas licenciaturas y diplomaturas" para "imponer una formación muy precaria" y que los estudiantes "se adapten a trabajos más precarios".
También reprocharon que "sólo se dota a una pequeña élite de estudiantes la posibilidad de acceso a los master de formación específica" y lamentan que el EEES "se impone a base de reales decretos, aprobados sin ningún debate previo, y con la complicidad de los rectorados serviles de las universidades".
Por lo que se refiere a Secundaria, censuraron que "toca sufrir la adaptación de la Selectividad al nuevo modelo", y que se pretende establecer "un sistema por fases para endurecer el resultado general y centrar a los estudiantes sólo en una rama concreta". Además, "se permite las universidades endurecer los criterios de admisión de los alumnos para transformarla en un espacio reservado a una élite".
En este sentido, el SEPC consideró que, ante las protestas iniciadas de los estudiantes, "lejos de abrirse un proceso de debate amplio y constructivo, la respuesta fue una desmesurada represión contra las pacíficas protestas de los estudiantes".
Así, el sindicato señaló que el balance del año pasado ha sido "agridulce", porque "se ha conseguido abrir un fuerte debate social", pero no se ha abierto "un proceso plenamente democrático de reforma del modelo educativo para adaptarlo a las necesidades sociales reales".
La UV dice que cerrará el año con equilibrio presupuestario si la Generalitat le paga los 69 millones que le adeuda
Tomás advierte de que si no se cobra sería "una catástrofe que obligaría a tomar medidas para continuar la actividad académica"
VALENCIA, 19 Nov. (EUROPA PRESS) -
El rector de la Universitat de València (UV), Francisco Tomás, aseguró hoy que la entidad educativa cerrará el año con equilibrio presupuestario si la Generalitat le paga los 69 millones que le adeuda.
El máximo responsable de la institución presentó hoy en el Claustro el informe sobre la situación económica y financiera de la institución a día 17 de noviembre en el que señaló que el Consell debe, a un mes de acabar el año, un total de 69.259.113 de euros.
En su intervención añadió que la subvención asignada por la Generalitat a la Universidad subía a 277.039.446 euros de los cuales están pendientes de cobro a fecha de hoy las tres últimas mensualidades por el importe mencionado.
El rector subrayó que en caso de que la Generalitat cumpla su compromiso y antes del fin del ejercicio abono el dinero, el año se liquidará con equilibrio presupuestario entre ingresos y gastos. En caso de que la Generalitat no abone los millones pendientes se cerrará el año 2009 con un déficit elevado que, en palabras del rector, podría ser "una catástrofe económica que obligaría a tomar medidas para que la institución pueda continuar la actividad académica".
Según el rector, el presupuesto de este año aprobado por el Consejo de Gobierno ya era ajustado. De hecho en este 2009 los servicios redujeron su presupuesto un 10%, recordó.
La mayor parte de los ingresos de la Universitat le llegan de las administraciones públicas: del Estado, la Generalitat y la Unión Europea. La Generalitat --incluyendo convenios de varias conselleries al margen de la subvención ordinaria-- le debe a la institución académica más de 73 millones de euros del presupuesto de este año, además de la "deuda histórica" que sumado sube además de 260 millones.
En el caso del Estado, detalló, la deuda de este año es de cuatro millones y medio, y con la pendiente de ejercicios anteriores llega además de siete millones. Y la Comisión Europea debe este año más de cinco millones, que, con la deuda anterior, asciende a más de ocho. En total se le deben a la Universitat de València más de 84 millones del ejercicio 2009, y más de 278 millones si se tiene en cuenta la deuda que se arrastra de ejercicios anteriores, recalcó.
El rector declaró que estas cuentas han obligado a buscar financiación a corto plazo en el sistema financiero por un importe equivalente a 90 millones de euros. "Tenemos unas pólizas de crédito de 70 millones de euros y ya hemos consumido 41 millones. Esta situación no se podrá mantener mucho años", alertó Francisco Tomás.
PREVISIÓN 2010
Para 2010 se ha previsto una ligera reducción de los ingresos respecto del año pasado. La Generalitat contempla destinar a la Universitat 274,2 millones. Pero tal y como recordó el rector, todavía está pendiente el debate presupuestario de las Corts Valencianes.
Asimismo, informó de que los sueldos y salarios de los trabajadores públicos aumentarán alrededor del 0,3% aunque la masa salarial lo hará alrededor del 3,5% por los gastos consolidados en materia retributiva, como por ejemplo antigüedad, quinquenios y sexenios, entre otros. El Consejo de Dirección ha previsto un crecimiento cero en las diversas unidades de gasto. Por otro lado, se propone que se continúen ejecutando las obras actualmente en curso.
Las previsiones de otros ingresos no son positivas. Las partidas presupuestarias para la investigación bajarán y habrá una reducción de recursos que entran en el sistema nacional de I+D+y. La Universitat ingresa un 25% del presupuesto por recursos propios.
Francisco Tomás recordó la selección de la Universitat de València como Campus de Excelencia Internacional y señaló que, la financiación para desarrollarlo, debe partir en un 60% del Estado y la Comisión Europea.
Por otro lado, el Claustro aprobó el reglamento de elecciones a rector para adaptarlo a las últimas modificaciones de la LOU. Además, el síndic de Greuges de la institución, Enrique Gómez, presentó el informe de la sindicatura.
Este ha sido el último claustro con los componentes actuales, puesto que la próxima semana hay elecciones para renovarlo.
VALENCIA, 19 Nov. (EUROPA PRESS) -
Alrededor de mil estudiantes, según la organización, se manifestaron esta mañana por las calles de Valencia contra el Espacio Europeo de Educación Superior (EEES), conocido como 'proceso Bolonia', por considerar que se trata de una herramienta para "mercantilizar" la enseñanza y para "privatizarla" de forma "encubierta".
Así lo indicó, en declaraciones a Europa Press, el portavoz del Sindicat d'Estudiants dels Països Catalans, Adrià Martí, tras la celebración de la protesta, que comenzó sobre las 12.30 horas en la Facultad de Historia de la Universitat de València y finalizó en las puertas de la Delegación de Gobierno de la Comunitat Valenciana.
Para el portavoz de esta entidad, la protesta perseguía "demostrar que la lucha contra Bolonia continua", pese a que este año ya se han implantado los primeros títulos de grado en las universidades. Así, señaló que pretenden "mostrar a los estudiantes y a la calle" que las protestas "no han terminado".
Martí destacó que la asistencia fue "notable", aunque reconoció que ha habido "menos participación" que en las protestas del año pasado. Del mismo modo, apuntó que esta es la primera manifestación desde que comenzó el curso escolar, y señaló que todavía no saben si se organizarán nuevos actos de reivindicación.
Al finalizar la protesta, que tenía como lema 'Aturem la mercantilització, construim un altre ensenyament', los representantes del SEPC leyeron un manifiesto en el que critican que el nuevo sistema de educación "acorta las antiguas licenciaturas y diplomaturas" para "imponer una formación muy precaria" y que los estudiantes "se adapten a trabajos más precarios".
También reprocharon que "sólo se dota a una pequeña élite de estudiantes la posibilidad de acceso a los master de formación específica" y lamentan que el EEES "se impone a base de reales decretos, aprobados sin ningún debate previo, y con la complicidad de los rectorados serviles de las universidades".
Por lo que se refiere a Secundaria, censuraron que "toca sufrir la adaptación de la Selectividad al nuevo modelo", y que se pretende establecer "un sistema por fases para endurecer el resultado general y centrar a los estudiantes sólo en una rama concreta". Además, "se permite las universidades endurecer los criterios de admisión de los alumnos para transformarla en un espacio reservado a una élite".
En este sentido, el SEPC consideró que, ante las protestas iniciadas de los estudiantes, "lejos de abrirse un proceso de debate amplio y constructivo, la respuesta fue una desmesurada represión contra las pacíficas protestas de los estudiantes".
Así, el sindicato señaló que el balance del año pasado ha sido "agridulce", porque "se ha conseguido abrir un fuerte debate social", pero no se ha abierto "un proceso plenamente democrático de reforma del modelo educativo para adaptarlo a las necesidades sociales reales".
La UV dice que cerrará el año con equilibrio presupuestario si la Generalitat le paga los 69 millones que le adeuda
Tomás advierte de que si no se cobra sería "una catástrofe que obligaría a tomar medidas para continuar la actividad académica"
VALENCIA, 19 Nov. (EUROPA PRESS) -
El rector de la Universitat de València (UV), Francisco Tomás, aseguró hoy que la entidad educativa cerrará el año con equilibrio presupuestario si la Generalitat le paga los 69 millones que le adeuda.
El máximo responsable de la institución presentó hoy en el Claustro el informe sobre la situación económica y financiera de la institución a día 17 de noviembre en el que señaló que el Consell debe, a un mes de acabar el año, un total de 69.259.113 de euros.
En su intervención añadió que la subvención asignada por la Generalitat a la Universidad subía a 277.039.446 euros de los cuales están pendientes de cobro a fecha de hoy las tres últimas mensualidades por el importe mencionado.
El rector subrayó que en caso de que la Generalitat cumpla su compromiso y antes del fin del ejercicio abono el dinero, el año se liquidará con equilibrio presupuestario entre ingresos y gastos. En caso de que la Generalitat no abone los millones pendientes se cerrará el año 2009 con un déficit elevado que, en palabras del rector, podría ser "una catástrofe económica que obligaría a tomar medidas para que la institución pueda continuar la actividad académica".
Según el rector, el presupuesto de este año aprobado por el Consejo de Gobierno ya era ajustado. De hecho en este 2009 los servicios redujeron su presupuesto un 10%, recordó.
La mayor parte de los ingresos de la Universitat le llegan de las administraciones públicas: del Estado, la Generalitat y la Unión Europea. La Generalitat --incluyendo convenios de varias conselleries al margen de la subvención ordinaria-- le debe a la institución académica más de 73 millones de euros del presupuesto de este año, además de la "deuda histórica" que sumado sube además de 260 millones.
En el caso del Estado, detalló, la deuda de este año es de cuatro millones y medio, y con la pendiente de ejercicios anteriores llega además de siete millones. Y la Comisión Europea debe este año más de cinco millones, que, con la deuda anterior, asciende a más de ocho. En total se le deben a la Universitat de València más de 84 millones del ejercicio 2009, y más de 278 millones si se tiene en cuenta la deuda que se arrastra de ejercicios anteriores, recalcó.
El rector declaró que estas cuentas han obligado a buscar financiación a corto plazo en el sistema financiero por un importe equivalente a 90 millones de euros. "Tenemos unas pólizas de crédito de 70 millones de euros y ya hemos consumido 41 millones. Esta situación no se podrá mantener mucho años", alertó Francisco Tomás.
PREVISIÓN 2010
Para 2010 se ha previsto una ligera reducción de los ingresos respecto del año pasado. La Generalitat contempla destinar a la Universitat 274,2 millones. Pero tal y como recordó el rector, todavía está pendiente el debate presupuestario de las Corts Valencianes.
Asimismo, informó de que los sueldos y salarios de los trabajadores públicos aumentarán alrededor del 0,3% aunque la masa salarial lo hará alrededor del 3,5% por los gastos consolidados en materia retributiva, como por ejemplo antigüedad, quinquenios y sexenios, entre otros. El Consejo de Dirección ha previsto un crecimiento cero en las diversas unidades de gasto. Por otro lado, se propone que se continúen ejecutando las obras actualmente en curso.
Las previsiones de otros ingresos no son positivas. Las partidas presupuestarias para la investigación bajarán y habrá una reducción de recursos que entran en el sistema nacional de I+D+y. La Universitat ingresa un 25% del presupuesto por recursos propios.
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Accions recents...
Viena (Assemblea a l'Audimax).

Puerto Rico (acció).

Manifestació a Nova York:

Nov18th: Regents Meeting rocked by protests @ the Uni of California:

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